In Cina entra in funzione l’ampliamento del “Fulin”: la prima centrale di accumulo al sale su larga scala
Nanning (Guangxi), 14 ottobre 2025 — È ufficialmente attiva la seconda fase del progetto di espansione della centrale di accumulo “Fulin”, situata nella Regione Autonoma Zhuang del Guangxi: un passo significativo verso sistemi energetici più flessibili e rinnovabili.
Con l’ampliamento, l’impianto potrà gestire fino a 600 cicli di carica/scarica l’anno, integrando nella rete circa 30 milioni di kWh da solare ed eolico. Il risultato atteso? Ridurre l’equivalente consumo di 9.000 tonnellate di carbone e tagliare oltre 13.500 tonnellate di CO₂, fornendo energia per circa 20.000 famiglie all’anno.
Questo traguardo ha però importanza doppia: non soltanto estende la capacità dell’impianto, ma “legittima” su scala reale l’applicazione dell’accumulo con batterie a ioni sodio nel bilanciamento delle rinnovabili variabili (solare + vento) in Cina.
Perché è un progetto di acumulo da non sottovalutare
La tecnologia a ioni sodio è considerata promettente per diversi motivi: costi inferiori rispetto al litio, materiali più abbondanti, migliore tolleranza a temperature estreme e sicurezza potenzialmente superiore. In Cina molti esperti stimano che entro il 2026 queste batterie potranno entrare in applicazioni su larga scala.
Nel caso del Fulin, l’efficienza del sistema raggiunge oltre 92 % nella conversione energetica, un dato competitivo anche rispetto ai sistemi più maturi. Inoltre, la centrale di accumulo sfrutta un design modulare che consente incrementi futuri della capacità senza dover rifare da zero l’infrastruttura.
Le sfide che rimangono sul tavolo
Non è tutto rose e fiori: le questioni irrisolte ci sono, e sono rilevanti:
- Durabilità e degradazione: quanti anni potrà operare con prestazioni accettabili prima di dover sostituire moduli?
- Scalabilità effettiva: passare da decine di MWh a centinaia o migliaia richiede economie di scala, protocolli di manutenzione, catene di approvvigionamento robuste.
- Integrazione rete / gestione complessa: il controllo fine della tensione/frequenza, il bilanciamento con altri impianti e la gestione dinamica della rete sono problemi tecnici sofisticati.
- Ruolo complementare di backup / mix ibridi: anche con accumulo, probabilmente non si potrà fare a meno di riserve o fonti “ausiliarie”, almeno nella fase transitoria.
Implicazioni per l’energia del futuro
- Questo impianto rappresenta la transizione tra teoria e pratica: dimostra che le batterie a ioni sodio non sono più solo progetti in laboratorio, ma componenti verdi su “campi di battaglia reali”.
- Il Fulin può diventare un caso modello — in Cina e altrove — per mostrare che un’infrastruttura smart + accumulo può modulare la variabilità del sole e del vento.
- Se modelli come questo riescono a replicarsi e migliorarsi, l’idea di un sistema dominato da rinnovabili variabili + storage smette di essere “utopia” e diventa scenario credibile.
Un rapido excursus sulle batterie a ioni sodio (Na-ion), comunemente note come batterie al sale
Le batterie a ioni sodio – spesso indicate come Na-ion – sono considerate una promettente alternativa alle tradizionali batterie al litio, soprattutto per applicazioni di accumulo stazionario su larga scala. Le ragioni del loro interesse sono molteplici:
- Il sodio è molto più abbondante della materia prima litio, il che riduce i costi e i problemi nelle catene di approvvigionamento.
- Le batterie Na-ion possono offrire maggiore stabilità termica e sicurezza nelle condizioni estreme, grazie a elettroliti meno volatili e materiali meno reattivi rispetto a certe configurazioni del litio.
- Dal punto di vista tecnico, un prototipo tipico ha una densità energetica (Wh per kg) inferiore rispetto alle migliori batterie al litio — questo significa che per la stessa energia servono volumi o pesi maggiori.
- Le sfide attuali includono: migliorare la vita ciclica (ossia quanti cicli carica/scarica può fare mantenendo capacità utile), ridurre la degradazione, gestire con efficacia la diffusione degli ioni sodio nelle elettrodi, migliorare i materiali catodici e anodici, ottimizzare gli elettroliti.
- Diversi studi e roadmap tecnologiche stimano che, con progresso nelle tecnologie e riduzione dei costi, le batterie Na-ion possano competere con varianti economiche di litio nella decina di anni (ad esempio verso la fine degli anni ’20 / primi anni ’30).
- In Cina, in particolare, si stanno già vedendo produzioni industriali, sperimentazioni su larga scala e investimenti rilevanti nel settore Na-ion, che puntano a renderle parte del mix energetico per reti rinnovabili.
In sintesi: le batterie a ioni sodio non sono una tecnologia matura come le più avanzate al litio oggi, ma offrono un bilanciamento interessante tra costi, disponibilità materiali e prestazioni, specialmente per applicazioni dove il peso / volume è meno critico (ad esempio accumulo di rete). Il progetto Fulin mostra che siamo oltre la teoria: stiamo iniziando a costruire impianti reali che testano queste tecnologie su scala utility al sistema energetico.
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