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La neutralità che non esiste

ambientalismo razionale

La neutralità che non esiste

L’ambientalismo razionale, così come viene declinato nel dibattito italiano, non è l’opposto dell’ideologia, ma una sua forma particolarmente sofisticata.

Attraverso l’uso selettivo dei numeri — isolati dal loro perimetro e assolutizzati — una visione politica dell’energia si presenta come neutralità tecnica. Il risultato è un discorso che non elimina il conflitto, ma lo occulta, spostandolo dal piano delle scelte a quello apparentemente indiscutibile della matematica.

Il caso Jacobson–Zollino e il cortocircuito del dibattito energetico italiano

Nel dibattito pubblico sull’energia, i numeri dovrebbero essere strumenti di chiarimento. Sempre più spesso, invece, diventano armi retoriche. Il recente post a senso unico di Giuseppe Zollino, profesore dell’Università di Padova, che riprende un tweet di Mark Z. Jacobson, professore di Ingegneria Civile e Ambientale alla Stanford University, è un caso esemplare ed emblematico di come una discussione tecnica possa trasformarsi in una narrazione distorsiva, capace di orientare l’opinione pubblica ben oltre i fatti.

I fatti: il primo gennaio 2026, il professore Jacobson della Stanford University posta un tweet: “Batteries added to grid now cost little At $70/kWh-pack & $140/kWh-system, 11.2 GW of 4-h batteries (current level on CAISO grid) w/15-y life, with 2025 demand of 208,576 GWh, cost only 0.2 c/kWh extra: 100c/$ x $140/kWh-st x 11.2 GW-st x 4h/(208600GWh-el/y x 15y)=0.2 c/kWh-el”

image La neutralità che non esiste

Il professore dell’Università di Padova, risponde con toni più che accessi: “Una batteria che costi (tutto incluso) 140 $/kWh (come scrive jacobson) costa circa 27 $/kWh anno (assumendo tasso di attualizzazione 5%, profondità di scarica 80% e rendimento di ciclo carica/scarica 90%). Perciò, se anche venisse utilizzata ogni giorno dell’anno per “trasferire” alla sera un kWh fotovoltaico prodotto a mezzogiorno, aggiungerebbe 7,5 centesimi di $ al costo di generazione dell’energia. Cioè 15 (quindici) volte quello che scrive questo ciarlatano.
Lo scandalo non è tanto che un cazzaro come jacobson sia il guru di riferimento di tante capre nostrane (pares cum paribus facillime congregantur): il vero scandalo è che sia un professore universitario!”

zollino-jacobson-batterie-657x1024 La neutralità che non esiste

la risposta non c’entra, ma funziona lo stesso

Jacobson pubblica un post divulgativo: osserva che l’attuale capacità di batterie di rete in California, rapportata all’intero consumo elettrico annuale, incide sul costo medio dell’elettricità per circa 0,2 centesimi di dollaro per kWh.

È una stima:

  • di sistema
  • macroeconomica
  • coerente con una domanda precisa:
    quanto pesa oggi lo storage sul costo complessivo dell’elettricità?

Zollino risponde mostrando che una batteria, considerando costo di acquisto, efficienze, degrado e costo del capitale, produce un costo per kWh ciclato di 7–8 centesimi. Il punto cruciale è che non sta rispondendo alla stessa domanda.

Jacobson parla di incidenza sul sistema.
Zollino parla di costo unitario d’uso.

Due analisi entrambe legittime, ma incommensurabili. Eppure, nel dibattito pubblico italiano, la risposta viene percepita come una “smentita”. Perché? Perché non è una disputa tecnica. È un’operazione narrativa.

Il trucco non è nel numero, ma nel perimetro

Il meccanismo di tutto l’ambientalismo razionale è pressapoco sempre lo stesso:

  1. si prende un’affermazione di sistema
  2. la si rilegge come se fosse una promessa di costo marginale
  3. si risponde con un numero più alto
  4. si suggerisce che “qualcuno sta mentendo”

Non serve dimostrare che l’altro abbia torto. Basta spostare il denominatore e non dirlo.

Il pubblico non tecnico non ha strumenti per distinguere:

  • costo medio vs costo marginale
  • infrastruttura vs servizio
  • sistema elettrico vs singola tecnologia

E così il numero più grande, più duro, più “realista” vince sempre.
Non perché sia più vero, ma perché conferma un sospetto preesistente.

In sintesi

  • Jacobson → fa un’affermazione di sistema
  • Zollino → risponde con un’analisi non pertinente a quella affermazione
  • Il pubblico non tecnico → viene portato a credere che Jacobson “non sappia fare i conti”
  • In realtà → si stanno confrontando due metriche diverse

Perché questo rientra in una “narrazione”

Se si guarda la produzione pubblica di Zollino nel tempo (e alla comunicazione con cui la promuove sul web), emerge una costante:

  • rinnovabili → analizzate nel caso peggiore plausibile
  • accumuli → trattati come costo puro, non come infrastruttura di sistema
  • nucleare → analizzato nel caso ideale o progettuale, spesso senza storico reale di overruns

Questo non rende i suoi conti “falsi”, ma li rende:

  • strutturalmente sbilanciati
  • funzionali a una tesi preesistente

Ed è qui che molti parlano di gonfiaggio selettivo dei costi.

Il punto critico del suo ruolo pubblico

Quando uno si presenta come:

“Io sono quello che smaschera i ciarlatani”

ma:

  • ignora il perimetro dell’argomento dell’altro
  • risponde con un’analisi fuori contesto
  • usa toni delegittimanti (“ciarlatano”, “capre”, ecc.)

allora il problema non è più tecnico, ma epistemologico:

sta facendo divulgazione o sta facendo militanza?

Nel caso specifico, la critica è percepita come:

  • strumentale
  • retorica
  • inserita in una narrazione pre-costruita di screditamento delle rinnovabili

La narrazione ricorrente: le rinnovabili come illusione costosa

Questo episodio si inserisce in una traiettoria ormai riconoscibile nel dibattito italiano:

  • rinnovabili analizzate nel caso peggiore plausibile
  • accumuli trattati come spreco inevitabile
  • reti viste come problema, mai come soluzione
  • nucleare e altre alternative presentate come potenzialità teoriche, non come storie reali

I conti non sono falsi.
Le ipotesi sono selettive.

È una differenza fondamentale.

La “neutralità tecnologica” come posizione ideologica

Qui emerge il punto politico, spesso rimosso.

La cosiddetta neutralità tecnologica non è neutrale.
È una scelta che:

  • rifiuta di assegnare priorità
  • congela le decisioni
  • rimanda l’azione in nome di un perfezionismo contabile

In un contesto di emergenza climatica, questa non è prudenza.
È una posizione conservativa, che favorisce lo status quo energetico.

Dire:

“Non sono contro le rinnovabili, ma guardiamo i costi veri”

è diventata la formula perfetta per:

  • delegittimare la transizione
  • senza negare apertamente la crisi climatica
  • senza assumersi il peso di una scelta politica esplicita

L’ambientalismo “razionale”: una contraddizione in termini

L’espressione “ambientalismo razionale” è forse la più ingannevole.

Si presenta come:

  • anti-ideologica
  • basata sui numeri
  • opposta agli “allarmismi”

Ma nella pratica:

  • minimizza l’urgenza climatica
  • tratta il tempo come variabile neutra
  • valuta ogni tecnologia come se il 2050 fosse indistinguibile dal 2024

È un approccio che ignora un fatto elementare:
nell’emergenza, l’inazione non è neutrale.

Ritardare, complicare, problematizzare all’infinito non è razionale: è una scelta politica che sposta i costi sul futuro.

Perché tutto questo funziona soprattutto in Italia

Il vuoto di autorità scientifica riconoscibile

In Italia manca una figura percepita come:

  • tecnicamente autorevole
  • indipendente
  • capace di parlare in modo netto

Questo vuoto nasce da:

  • università poco presenti nel dibattito pubblico
  • scienziati che comunicano in modo prudente o iper-tecnico
  • istituzioni energetiche che parlano per comunicati, non per spiegazioni

Chi si propone come:

“Io ho i numeri, gli altri raccontano favole”

occupa automaticamente lo spazio dell’autorità, anche se l’autorità è auto-attribuita.

Il trauma energetico italiano (anni ’70 → oggi)

L’Italia ha una storia particolare:

  • referendum sul nucleare
  • dipendenza energetica esterna
  • bollette percepite come “sempre alte”
  • politiche energetiche discontinue

Questo ha generato una sfiducia strutturale:

“Qualcuno ci sta prendendo in giro, di sicuro”

Una narrazione che dice:

“Le rinnovabili non sono gratis, vi hanno mentito”

trova un terreno emotivamente pronto.

L’equivoco culturale tra “ingegnere” e “scienziato”

Nel contesto italiano:

  • l’ingegnere è percepito come “quello pratico”
  • lo scienziato/accademico come “quello teorico”

Quindi:

  • chi usa fogli Excel, formule e tabelle
  • chi parla di costi, rendimenti, perdite

viene visto come:

“uno che fa i conti veri”

mentre chi parla di:

  • sistemi complessi
  • scenari di lungo periodo
  • modelli integrati

viene liquidato come:

“ideologico”

Questo favorisce una lettura riduzionista dei problemi energetici.

Il bias anti-ambientalista “razionale”

In Italia è molto forte una posizione che si autodefinisce:

“non negazionista, ma razionale”

È un’identità comoda:

  • permette di respingere l’urgenza climatica
  • senza negare la scienza
  • attribuendo l’etichetta di “ideologia” agli altri

Zollino parla esattamente a questo pubblico:

  • colto
  • scettico
  • convinto di essere minoranza lucida

Il linguaggio della delegittimazione

Paradossalmente, l’aggressività paga. Nel post citato si legge il seguente linguaggio:

  • “ciarlatano”
  • “capre”
  • “guru verdi”

Sono espressioni che:

  • rafforzano il senso di appartenenza del pubblico
  • creano una divisione “noi che capiamo / loro che mentono”
  • trasformano un dibattito tecnico in uno scontro identitario

In un ecosistema mediatico polarizzato, questo stile:

  • genera engagement
  • viene rilanciato
  • diventa “voce autorevole” per ripetizione

Il problema: il pubblico non ha strumenti per distinguere i piani

Il cittadino medio:

  • non distingue tra costo marginale, medio, di sistema
  • non vede il cambio di perimetro
  • non percepisce quando il confronto è asimmetrico

Quindi:

“Se uno dice 0,2 cent e l’altro 7,5 cent, uno dei due mente”

E chi urla di più, vince la percezione.

In una sintesi brutale (ma onesta)

Fa presa in Italia non perché “abbia ragione”, ma perché è retoricamente e narrativamente efficace:

  • colma un vuoto di autorità
  • parla a una sfiducia già presente
  • usa un linguaggio ingegneristico rassicurante
  • offre un nemico chiaro (“i verdi”)
  • semplifica problemi complessi in numeri apparentemente definitivi
  • l’ingegnere gode di un’aura culturale di “non ideologico”
  • la sfiducia verso la politica energetica è strutturale
  • l’aggressività comunicativa è scambiata per franchezza

Chi si erge a “smascheratore”:

  • conquista attenzione
  • crea un pubblico fidelizzato
  • trasforma il dibattito in identità: noi contro i verdi

All’estero, questo stile isola.
In Italia, consacra.

Il risultato: numeri contro il clima

Il paradosso finale è questo: una narrazione che si proclama razionale finisce per essere irrazionale rispetto all’obiettivo principale, cioè ridurre rapidamente le emissioni.

Ogni dibattito spostato:

  • dal “quanto velocemente possiamo decarbonizzare”
  • al “quanto è perfetto il modello”

è un dibattito che favorisce il rinvio. E il rinvio, in politica climatica, non è mai neutrale.

Conclusione: l’expertise come responsabilità pubblica

Il caso Jacobson–Zollino non riguarda due persone. Riguarda un modo di intendere l’expertise come clava retorica, non come servizio pubblico.

In un’epoca di crisi climatica, la domanda non è:

“Quale tecnologia è perfetta?”

ma:

“Quale combinazione ci permette di ridurre le emissioni ora, non tra vent’anni?”

Continuare a nascondere scelte politiche dietro una presunta neutralità tecnica non è rigore scientifico. È ideologia non dichiarata. E forse, proprio per questo, così efficace.

Questo articolo rappresenta un contributo di analisi e opinione pubblicato su un blog personale, con lo scopo di stimolare il dibattito sulle modalità con cui si affrontano tematiche complesse nel contesto del discorso pubblico sull’energia e sul clima. Le considerazioni contenute nel testo sono frutto di una interpretazione libera e argomentata dei fatti e delle dinamiche comunicative osservate, con l’intento di evidenziare elementi di metodo, linguaggio e narrazione.

Ogni riferimento a dichiarazioni o comportamenti di singoli individui è inserito esclusivamente nel contesto di una critica argomentata, non costituisce accuse di fatti non verificati, né intende ledere la reputazione o attribuire responsabilità non dimostrate. L’autore si impegna a rispettare i principi di correttezza, rispetto e onestà intellettuale, e invita i lettori a considerare questo contenuto come un contributo aperto alla discussione, suscettibile di verifica, confronto e approfondimento.

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