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EU autorizza 37 GW di nuova capacità rinnovabile e accumuli in Italia: piano da 23 miliardi di euro

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EU autorizza 37 GW di nuova capacità rinnovabile e accumuli in Italia: piano da 23 miliardi di euro

Nell’ambito delle politiche europee per l’energia e il clima, la Commissione Europea ha autorizzato a giugno 2026 un gigantesco schema di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro a sostegno delle energie rinnovabili in Italia. Lo schema ha l’obiettivo di generare oltre 37,15 GW di nuova capacità elettrica da fonti rinnovabili, pari a quasi la metà della potenza installata al 2025 (83,5 GW, incluso il biomasse), e contribuirà a portare al 39,4 % la quota di rinnovabili nel consumo finale lordo di energia elettrica entro il 2030. Di seguito vediamo cosa prevede il programma e quali opportunità può offrire al settore dell’accumulo fotovoltaico.

Lo schema di sostegno approvato dall’UE

Che cosa finanzia

La misura da 23 miliardi di euro copre la costruzione di nuovi impianti che producono elettricità attraverso:

  • Eolico onshore
  • Fotovoltaico
  • Idroelettrico
  • Gas di depurazione (biogas da fognature).

Si tratta quindi di un’iniziativa trasversale, che punta a incrementare la generazione rinnovabile in tutte le sue forme. Per i nostri fini, è importante notare che il fotovoltaico è una delle tecnologie chiave, e la crescita prevista porterà inevitabilmente a una maggiore integrazione di sistemi di accumulo per gestire l’intermittenza e ottimizzare l’utilizzo dell’energia prodotta.

Meccanismo di supporto: contratti per differenza

L’incentivo sarà erogato attraverso contratti per differenza (CfD) bidirezionali con durata ventennale. Il principio è semplice:

  1. Il beneficiario offre un prezzo di esercizio (strike price) tramite gara competitiva.
  2. Se il prezzo di mercato dell’energia è inferiore allo strike price, lo Stato paga al produttore la differenza per ogni MWh immesso in rete.
  3. Se il prezzo di mercato supera lo strike price, l’operatore rimborsa la differenza allo Stato.

Questo sistema riduce il rischio per gli investitori e stabilizza i ricavi, favorendo la bancabilità dei progetti. Le gare saranno aperte soprattutto per impianti superiori a 1 MW; quelli più piccoli (fino a 1 MW) potranno accedere direttamente allo schema. Ciò rappresenta una buona notizia per l’autoconsumo industriale e per le comunità energetiche che sviluppano impianti a scala ridotta.

Obiettivi e contesto europeo

L’iniziativa si inserisce nelle strategie Clean Industrial Deal e REPowerEU. Oltre a espandere la quota di rinnovabili, lo schema punta a:

  • Ridurre i costi dell’energia grazie a una maggiore produzione locale.
  • Limitare la dipendenza da energie importate, migliorando la sicurezza energetica del Paese.
  • Favorire l’innovazione e l’occupazione in filiere strategiche come il fotovoltaico e l’eolico.

Il panorama del fotovoltaico italiano prima dello schema

Secondo i dati del gestore di rete Terna, nel 2025 l’Italia ha installato 6,4 GW di nuovi impianti fotovoltaici e raggiunto una potenza cumulata di 43,5 GW distribuita su oltre 2,09 milioni di installazioni. Il fotovoltaico rappresenta circa il 52 % della capacità rinnovabile nazionale. Il trend di crescita è marcato: nel 2023 erano stati aggiunti 5,23 GW, nel 2022 2,48 GW e nel 2021 0,94 GW. Sebbene le aggiunte del 2025 siano lievemente inferiori al 2024 (6,8 GW), il settore resta dinamico e supportato da aste rinnovabili e nuovi meccanismi di incentivi.

L’Italia si avvicina quindi all’obiettivo di 52 GW di fotovoltaico al 2030, ma la crescita della potenza installata solleva anche la questione della gestione dell’energia prodotta. È qui che entra in gioco l’accumulo.

Mercato degli accumuli: stato dell’arte e tendenze

Crescita dei sistemi di accumulo in Italia

Nel primo semestre 2025 l’Osservatorio Sistemi di Accumulo di Anie Rinnovabili rileva che, nonostante un calo del 39 % nel numero di installazioni rispetto al 2024, la potenza installata è cresciuta del 9 % e la capacità del 27 %. Questo dato apparentemente contraddittorio è dovuto alla transizione verso progetti di grande taglia (utility scale), che sono in grado di garantire maggiore sicurezza e flessibilità al sistema elettrico nazionale.

La stessa indagine rileva che il segmento residenziale, costituito principalmente da batterie associate a impianti fotovoltaici <20 kWh, ha registrato una diminuzione del 30 % nelle installazioni e del 31 % della capacità. Anche il comparto commerciale e industriale (C&I) ha segnato -44 % in numero di impianti e -28 % in capacità a causa della fine del Superbonus e della riduzione delle detrazioni fiscali. Tuttavia, gli impianti utility scale (1–10 MWh) sono cresciuti del 600 % in numero e del 129 % in potenza, mentre i large utility scale (>10 MWh) hanno registrato +150 % di installazioni e +151 % di capacità, beneficiando dei meccanismi Fast Reserve, Capacity Market e del nuovo strumento Macse che assegnerà 10 GWh di capacità.

A giugno 2025 erano installati 815 161 sistemi di accumulo in Italia, pari a 6 750 MW di potenza e 16 411 MWh di capacità, quasi totalmente basati su batterie al litio. La Lombardia primeggia per numero di impianti (139 826) e potenza (902 MW), la Sardegna per capacità (2 663 MWh grazie a progetti stand‑alone) e il Piemonte presenta un mix bilanciato. La quasi totalità degli accumuli (92 %) si colloca nella fascia <20 kWh e il 99,9 % è associato a impianti fotovoltaici, con il 98,8 % destinati al settore residenziale. È evidente quindi la stretta relazione tra fotovoltaico e sistemi di accumulo in Italia.

Nuovi modelli contrattuali e criticità regolatorie

Il settore è in fermento anche sul piano dei modelli di business. Un esempio è il contratto di tolling: il proprietario del sistema di accumulo delega a un operatore specializzato la gestione delle fasi di carica/scarica e riceve un corrispettivo fisso o variabile. Questa formula può garantire entrate più stabili per gli investitori.

Permangono però alcune criticità normative. Le nuove linee guida antincendio (dicembre 2024) hanno rallentato diversi progetti, e il nuovo Testo Unico Fer e il Dl Energia sono ancora in via di definizione. Inoltre, Anie Rinnovabili sollecita l’applicazione del principio “made in EU” anche ai sistemi di accumulo per rafforzare la filiera europea.

Come il nuovo schema favorirà l’accumulo fotovoltaico

L’approvazione del piano da 23 miliardi di euro rappresenta un’opportunità unica per chi vuole investire nel fotovoltaico con accumulo. Ecco perché:

  1. Più energia rinnovabile = più necessità di storage: L’obiettivo di 37 GW aggiuntivi di potenza rinnovabile renderà fondamentale la gestione dell’energia in eccesso tramite sistemi di accumulo per evitare curtailment e massimizzare l’autoconsumo.
  2. Contratti per differenza e stabilità dei ricavi: La remunerazione garantita dai CfD rende i progetti più bancabili; ciò vale anche per gli impianti fotovoltaici con batterie, perché l’energia immagazzinata può essere venduta quando i prezzi sono più alti, aumentando il valore della produzione.
  3. Accesso diretto per piccoli impianti (<1 MW): Gli impianti domestici e di comunità energetica potranno accedere allo schema senza partecipare alle gare. Questo semplifica la realizzazione di impianti con accumulo per l’autoconsumo.
  4. Sinergie con le aste rinnovabili: Le aste del FER X e i futuri bandi collegati al Net Zero Industry Act premiano i progetti che integrano moduli e batterie prodotti in Europa. Gli operatori che installano sistemi d’accumulo potranno differenziarsi e ottenere premi di capacità.
  5. Incentivi regionali e comunitari: Oltre allo schema nazionale, Regioni e Comuni stanno lanciando programmi di supporto (ad esempio il Reddito Energetico e le agevolazioni per le comunità energetiche). L’accumulo potrà beneficiare di una combinazione di incentivi locali e del nuovo schema nazionale.

L’approvazione europea dello schema italiano da 23 miliardi di euro segna un nuovo capitolo della transizione energetica del Paese. L’Italia potrà aumentare di oltre un terzo la propria capacità rinnovabile e avvicinarsi agli obiettivi 2030, riducendo la dipendenza da fonti fossili e dai combustibili importati. Per il settore dell’accumulo fotovoltaico, questo significa:

  • una crescita della domanda di batterie, sia residenziali sia utility scale;
  • nuove opportunità di investimento grazie ai CfD e alle aste rinnovabili;
  • la necessità di superare le barriere normative e promuovere una filiera europea delle batterie.

Gli operatori del settore devono prepararsi fin d’ora a cogliere queste opportunità, puntando su tecnologie affidabili, supply chain europee e modelli di business innovativi. Solo così l’Italia potrà coniugare crescita del fotovoltaico, stabilità della rete e competitività industriale.

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