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Fotovoltaico su ex cave: i due impianti GreenIT in Piemonte

Campo fotovoltaico con tracker monoassiali nel fondo terrazzato di una cava dismessa, tra scarpate, pista di servizio e vegetazione spontanea.

Fotovoltaico su ex cave: i due impianti GreenIT in Piemonte

Due impianti in esercizio, ma con informazioni ancora aggregate

GreenIT ha annunciato l’8 settembre 2026 l’avvio della produzione di due parchi fotovoltaici in Piemonte, nelle province di Vercelli e Alessandria. Secondo la società, gli impianti hanno una potenza installata complessiva di circa 19 MW, una produzione annua attesa di circa 30 GWh e sono stati realizzati su siti in precedenza destinati ad attività estrattive, poi bonificati e riqualificati.

Il dato è rilevante per il dibattito sul fotovoltaico su ex cave: riutilizzare superfici già trasformate può ridurre il conflitto con altri usi del suolo. Tuttavia, l’etichetta “ex cava” non basta a definire un progetto come automaticamente idoneo, autorizzabile o ambientalmente riuscito.

Le informazioni disponibili sono dichiarazioni corporate di GreenIT, riprese anche da Plenitude, socio di maggioranza della joint venture. Non costituiscono quindi una verifica indipendente né della bonifica, né della connessione, né delle prestazioni effettive degli impianti.

Dato comunicato Cosa si può affermare Cosa non è noto
Potenza Circa 19 MW complessivi Ripartizione fra i due parchi
Produzione Circa 30 GWh/anno attesi Produzione effettiva, performance ratio, eventuali limitazioni di rete
Tecnologia Circa 32.000 moduli bifacciali e tracker monoassiali Marca, modello, potenza di ciascun modulo, layout e configurazione elettrica
Localizzazione Province di Vercelli e Alessandria Comuni, coordinate, particelle e precedente cava specifica
Riqualificazione Siti dichiarati bonificati e riqualificati Tipo di bonifica, certificazioni, prescrizioni e rapporto con il recupero estrattivo

La producibilità indicata è una previsione, non energia già misurata. Dividendo i valori aggregati comunicati dall’azienda, si ricava una producibilità specifica implicita di circa 1.579 MWh/MW all’anno e un fattore di capacità vicino al 18%. Sono elaborazioni matematiche basate su valori approssimati: non permettono di valutare la resa futura né di confrontare direttamente il progetto con altri impianti.

Perché il riuso di un’ex cava può essere interessante

Un sito estrattivo dismesso può avere un vantaggio territoriale evidente: è una superficie già interessata da una trasformazione fisica e può offrire un’opportunità di integrazione tra recupero dell’area e produzione rinnovabile.

Ma “brownfield” non è una scorciatoia tecnica o amministrativa. Un’ex cava può presentare condizioni molto diverse: scarpate, dislivelli, fronti di scavo, riporti, aree rinaturalizzate, laghi di cava, vincoli idraulici o habitat da proteggere. Può inoltre essere soggetta a obblighi di recupero ambientale derivanti dal titolo estrattivo.

Nel caso GreenIT, senza atti di progetto e provvedimenti pubblici riconducibili con certezza ai due impianti, non è possibile stabilire:

  • quale fosse l’attività estrattiva precedente;
  • quale recupero ambientale fosse previsto;
  • se la bonifica riguardi un sito contaminato, il ripristino estrattivo oppure entrambi;
  • quali prescrizioni ambientali, paesaggistiche o geotecniche siano state applicate;
  • quale soluzione di connessione sia stata realizzata.

Per questo è più corretto considerare i due parchi come un caso recente di riuso dichiarato di aree estrattive, non come un modello già dimostrato e replicabile in ogni ex cava.

La regola piemontese: il FV può essere parte del recupero, non sostituirlo automaticamente

In Piemonte, dal 28 luglio 2026, la L.R. 15/2026 ha modificato l’articolo 30 della L.R. 23/2016 sulle attività estrattive. La disciplina consente un assetto finale con impianti fotovoltaici compatibili con l’esercizio della cava e con il recupero delle aree.

Il punto decisivo è la compatibilità. Per attività già autorizzate, se il fotovoltaico non è pienamente coerente con il recupero originariamente previsto, la norma richiede un intervento alternativo di almeno pari valore, da realizzare prima dell’installazione dell’impianto.

In altre parole, il messaggio non è che un parco solare sostituisca di per sé la riqualificazione ambientale. Il fotovoltaico può entrare nell’assetto finale della cava, ma la coerenza con il recupero resta un elemento da dimostrare sul singolo progetto.

Restano inoltre applicabili le discipline specifiche per le aree sottoposte a piani d’area di parchi e aree naturali protette, così come per la Rete Natura 2000. Un’ex cava non supera automaticamente vincoli paesaggistici, ambientali o di incidenza.

Il Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), stralcio dei comparti I e III, è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale il 16 ottobre 2025 ed è efficace dal 31 ottobre 2025. I suoi dati geografici possono essere utili nella due diligence di un sito, ma non sono una prova dell’autorizzabilità automatica di un impianto fotovoltaico.

Ex cava, sito bonificato, area idonea e zona di accelerazione non sono sinonimi

Nel dibattito sulle aree degradate è importante non sovrapporre categorie diverse.

  • Ex cava: area precedentemente interessata da attività estrattiva. Non dice, da sola, quale recupero sia stato completato o quali vincoli residui rimangano.
  • Area bonificata: espressione che può riferirsi a interventi diversi. Per il caso GreenIT, il comunicato non permette di verificare procedimento, autorità competente o certificazione.
  • Sito contaminato oggetto di bonifica: categoria che richiede un inquadramento specifico e non coincide necessariamente con una cava dismessa.
  • Area idonea: qualificazione dipendente dal quadro normativo e dalla localizzazione concreta, non dal solo precedente uso estrattivo.
  • Zona di accelerazione: richiede pianificazione e perimetrazione specifiche.

La Regione Piemonte ha indicato come prioritarie, nella pianificazione delle zone di accelerazione, superfici industriali, discariche e siti da bonificare. Al 2 ottobre 2026, però, il piano regionale delle aree di accelerazione risulta in fase preliminare. Le categorie individuate “da subito” comprendono aree industriali esistenti di almeno 5 ettari, discariche in post-mortem e aree contaminate oggetto di bonifica: una ex area estrattiva può eventualmente sovrapporsi a queste categorie, ma non vi coincide necessariamente.

I vincoli progettuali da controllare prima di sviluppare un impianto su ex cava

Il valore di una riqualificazione brownfield dipende dal sito reale, non soltanto dalla sua classificazione storica. Per sviluppatori, proprietari e amministrazioni locali, le verifiche principali possono essere ordinate in quattro livelli.

1. Titolo estrattivo e progetto di recupero

Occorre ricostruire il titolo estrattivo, il progetto di recupero approvato, eventuali garanzie finanziarie e le opere già eseguite. La domanda da porre non è solo “la cava è chiusa?”, ma anche “quale assetto finale è prescritto e il fotovoltaico è compatibile con esso?”.

2. Ambiente, paesaggio e biodiversità

Un sito già alterato può mantenere vincoli rilevanti. Vanno verificati, tra gli altri, la presenza di aree protette, Rete Natura 2000, elementi paesaggistici, corpi idrici, fasce di tutela e habitat creati o recuperati dopo l’attività estrattiva.

La precedente trasformazione del terreno non elimina automaticamente la necessità di valutazioni ambientali o di compatibilità paesaggistica.

3. Stabilità, drenaggio e layout

Le ex cave possono richiedere una progettazione più complessa rispetto a un terreno pianeggiante. Morfologia, scarpate, riempimenti, cedimenti differenziali, gestione delle acque meteoriche e accessi di cantiere incidono su layout, strutture di sostegno e opere accessorie.

Anche l’uso di tracker monoassiali va verificato rispetto alle caratteristiche fisiche del sito. GreenIT dichiara questa tecnologia per i due parchi piemontesi, ma senza layout, interfile, quote, sistema di backtracking e dati topografici non è possibile misurarne il contributo effettivo alla producibilità.

4. Connessione alla rete

Un’area può essere compatibile sotto il profilo urbanistico e ambientale, ma non avere una soluzione di connessione sostenibile o disponibile. La riqualificazione del sito non equivale alla disponibilità di rete.

La verifica della hosting capacity della rete elettrica è quindi un filtro preliminare essenziale, ma non costituisce da sola una garanzia di allaccio. Per i due impianti GreenIT non sono pubblici, nelle fonti considerate, il gestore di rete, il punto di connessione, il livello di tensione o le opere connesse.

La producibilità stimata non coincide inoltre automaticamente con energia sempre valorizzabile in rete e sul mercato. Reti, flessibilità e, dove opportuno, accumulo possono diventare rilevanti per contenere le riduzioni di immissione: il tema è approfondito nell’articolo sul curtailment del fotovoltaico. Questo non significa che i due impianti piemontesi subiscano curtailment: non ci sono dati pubblici per affermarlo.

Bifacciali e tracker: cosa indicano, e cosa non consentono di calcolare

La combinazione dichiarata da GreenIT — moduli bifacciali e inseguitori monoassiali — è coerente con un impianto utility-scale orientato a massimizzare la produzione. Ma i dati disponibili non permettono di attribuire un guadagno percentuale specifico alle due tecnologie.

I moduli bifacciali possono sfruttare anche la radiazione riflessa sul lato posteriore. Il risultato dipende, però, da albedo della superficie, altezza dei moduli, geometria dell’impianto, ombreggiamenti, distanza tra le file e configurazione dei tracker.

Analogamente, un tracker monoassiale segue il sole lungo un asse, ma il suo beneficio reale dipende dal layout, dal profilo orografico, dalla gestione degli ombreggiamenti e dalla simulazione energetica. Non sono disponibili i dati per stimare separatamente il contributo di tracker e bifaccialità ai circa 30 GWh annui dichiarati.

Neppure la potenza media implicita di circa 594 W per modulo — ottenuta dividendo 19 MW per 32.000 moduli — identifica il modello installato: entrambi i dati sono indicati come approssimativi e aggregati.

Il caso GreenIT nel quadro delle aree degradate in Italia

La Regione Piemonte ha indicato un obiettivo di 4.991 MW di nuova potenza FER entro il 2030. È un riferimento programmatico, non un risultato già conseguito né un’autorizzazione generalizzata per i progetti futuri.

A livello nazionale, Terna rilevava 43,7 GW di potenza fotovoltaica efficiente lorda installata al 31 dicembre 2025. Il dato serve a dare una dimensione allo sviluppo del settore italiano, ma non misura la capacità disponibile in Piemonte, né la qualità o la replicabilità di un singolo progetto brownfield.

Le ex cave possono essere una priorità territoriale utile, ma non rappresentano da sole l’intero potenziale necessario alla transizione. Non tutte hanno caratteristiche geotecniche favorevoli, vincoli gestibili, accessi adeguati o connessioni ottenibili. Inoltre, alcuni siti possono essere destinati a recupero naturalistico, servizi pubblici o altri usi compatibili.

Per una prospettiva più ampia sul perché le aree già compromesse siano importanti ma non possano essere considerate l’unica risposta alla localizzazione del solare, si può leggere l’approfondimento sui falsi miti e le notizie fuorvianti sul fotovoltaico.

Quali documenti servono per valutare davvero una riqualificazione fotovoltaica

Per definire un progetto su ex cava come effettiva riqualificazione, servono atti e dati più dettagliati di un comunicato stampa. In particolare:

  • provvedimenti autorizzativi e relative prescrizioni;
  • progetto di recupero della cava e suoi eventuali aggiornamenti;
  • documentazione sulla bonifica, se applicabile, e sul suo stato certificato;
  • studi geologici, geotecnici e idraulici;
  • elaborati paesaggistici e ambientali;
  • verifica dei vincoli territoriali e naturalistici;
  • soluzione tecnica di connessione e opere di rete;
  • layout dell’impianto, caratteristiche delle strutture e gestione delle acque;
  • simulazione energetica con ipotesi, perdite e limiti dichiarati;
  • piano di monitoraggio ambientale e gestione a fine vita.

Nel caso dei due impianti GreenIT in provincia di Vercelli e Alessandria, questi elementi non sono disponibili nelle fonti esaminate. Il dato certo è l’annuncio societario dell’avvio produttivo di due impianti per circa 19 MW complessivi. Il loro interesse editoriale sta soprattutto nel rendere visibile una distinzione decisiva: il fotovoltaico su ex cave può essere un’opportunità concreta, ma il suo valore ambientale e progettuale dipende dalla qualità documentabile della riqualificazione, non dal solo fatto di sorgere su un’area precedentemente estrattiva.

Fonti

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