Nucleare: diminuiscono i Paesi che stanno realmente costruendo nuovi reattori
Il World Nuclear Industry Status Report fotografa un settore molto più concentrato di quanto suggerisca il dibattito sulla “rinascita” dell’atomo. I reattori in costruzione aumentano, soprattutto grazie alla Cina, ma il numero di Paesi con cantieri nucleari attivi è sceso sensibilmente negli ultimi anni.
Negli ultimi anni il nucleare è tornato con forza al centro del dibattito energetico internazionale. Diversi governi hanno annunciato nuovi programmi, estensioni della vita delle centrali esistenti, investimenti negli Small Modular Reactors e possibili ritorni all’atomo in Paesi che da tempo non costruiscono nuovi impianti.
Ma tra annunciare una strategia nucleare e avere effettivamente un reattore in costruzione esiste una distanza considerevole.
È proprio questo uno dei dati più interessanti che emerge dal World Nuclear Industry Status Report 2026 (WNISR2026), pubblicato il 29 settembre 2026: mentre aumenta l’attenzione politica nei confronti dell’energia nucleare, la costruzione effettiva di nuovi impianti rimane concentrata in un numero relativamente ristretto di Paesi. Il rapporto, arrivato a quasi 600 pagine, analizza stato operativo, produzione, età delle centrali, nuovi cantieri, dismissioni e prospettive dell’industria nucleare mondiale.
Produzione record nel 2025, ma quota globale ancora in calo
Il primo dato che emerge dal rapporto è che il 2025 ha segnato un nuovo record storico per la produzione nucleare mondiale, arrivata a circa 2.703 TWh, con una crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Il dato, preso da solo, potrebbe suggerire una fase di forte espansione del settore. Ma nello stesso periodo la quota del nucleare sulla produzione elettrica mondiale è scesa dal 9,0% all’8,8%. Non c’è alcuna contraddizione: significa semplicemente che il nucleare ha prodotto più elettricità in termini assoluti, ma il sistema elettrico globale è cresciuto ancora più velocemente. È una distinzione importante, perché mostra come un record di produzione non implichi automaticamente un aumento del peso relativo della tecnologia nel mix mondiale.
Da 16 a 11 Paesi con reattori realmente in costruzione
Il dato più significativo riguarda proprio la diffusione geografica dei nuovi progetti.
A metà 2023 erano 16 i Paesi con almeno un reattore nucleare in costruzione. A metà 2024 erano diventati 13. Nel 2025 il numero era sceso a 11 Paesi.
In appena due anni, quindi, il numero di nazioni con cantieri nucleari attivi è diminuito di quasi un terzo.
A determinare il calo sono state situazioni molto diverse tra loro.
La Francia ha completato il lungo progetto di Flamanville 3, gli Emirati Arabi Uniti hanno terminato il programma di Barakah e gli Stati Uniti hanno completato Vogtle. Argentina, Brasile e Giappone sono invece usciti dal conteggio del WNISR a causa della sospensione, dell’abbandono o dell’assenza di attività concreta nei progetti precedentemente considerati in costruzione.
L’unico nuovo Paese entrato nell’elenco è stato il Pakistan.
Questo non significa che nel mondo non esistano numerosi programmi nucleari annunciati. Significa qualcosa di diverso: il numero di Paesi che sono riusciti a trasformare programmi, decisioni politiche e autorizzazioni in cantieri effettivamente attivi è diminuito.
I reattori in costruzione aumentano, ma soprattutto grazie alla Cina
La situazione diventa ancora più interessante osservando il numero dei singoli reattori.
All’inizio del 2026 il WNISR contabilizzava 66 unità in costruzione in 11 Paesi, contro le 63 di metà 2025. La crescita era però interamente attribuibile alla Cina.
Dei 66 reattori, 36 erano situati in Cina, oltre la metà del totale mondiale. Al di fuori del Paese asiatico, il numero delle unità in costruzione era rimasto sostanzialmente invariato.
La fotografia più aggiornata pubblicata dal WNISR indica 73 reattori classificati come “under construction” a settembre 2026. Nello stesso momento risultavano 412 reattori operativi, 31 in long-term outage e 224 definitivamente chiusi.
A prima vista può quindi sembrare contraddittorio parlare di una riduzione dei Paesi costruttori mentre cresce il numero dei reattori in costruzione.
In realtà i due fenomeni descrivono precisamente la trasformazione in corso: la nuova costruzione nucleare si sta concentrando sempre di più in pochi sistemi industriali capaci di realizzare molti reattori contemporaneamente.
E il caso cinese domina nettamente questa dinamica.
Nove nuovi cantieri su undici nel 2025 erano in Cina
Il grado di concentrazione emerge ancora più chiaramente osservando l’avvio dei nuovi progetti.
Nel 2025 sono stati registrati 11 construction starts, il valore più elevato dal 2010. Potrebbe sembrare il segnale di una forte ripartenza globale dell’industria.
Ma nove degli undici nuovi cantieri erano in Cina.
Gli altri due erano rispettivamente in Russia e Corea del Sud.
Allargando l’analisi al periodo 2020-2025, il fenomeno diventa ancora più evidente. Secondo il WNISR, delle 51 unità la cui costruzione è iniziata nel periodo, 35 erano in Cina. Un’altra è stata avviata da imprese cinesi in Pakistan e 14 sono state realizzate dall’industria nucleare russa, in Russia oppure in Paesi come Egitto, India e Türkiye.
L’unica eccezione al predominio cinese e russo nei nuovi construction starts del periodo è rappresentata da un progetto avviato in Corea del Sud.
Non siamo quindi davanti a una ripresa omogenea dell’industria nucleare mondiale, ma a un’espansione fortemente concentrata in Cina e, per quanto riguarda soprattutto l’export, nella filiera russa.
La Cina cresce nel nucleare, ma il confronto con le rinnovabili resta sbilanciato
La Cina è oggi il principale motore della costruzione nucleare mondiale: a inizio 2026 aveva 36 reattori in costruzione su 66 a livello globale, quindi oltre la metà del totale. Nel solo 2025, inoltre, 9 degli 11 nuovi cantieri nucleari avviati nel mondo erano cinesi. Ma il benchmark proposto dallo stesso WNISR mostra quanto diversa sia la scala dello sviluppo delle rinnovabili. Nel 2024 la Cina ha messo in servizio appena tre nuovi reattori nucleari, per una potenza complessiva di circa 3,5 GW; nello stesso tempo, secondo il rapporto, la produzione elettrica del fotovoltaico cinese è arrivata a essere quasi il doppio di quella dell’intera flotta nucleare del Paese. E nel solo mese di maggio 2025 la Cina avrebbe installato circa 93 GW di nuova capacità fotovoltaica. Il confronto non può naturalmente essere fatto semplicemente tra GW nucleari e GW solari, perché fattori di capacità e profili di produzione sono molto diversi; resta però evidente la differenza nella velocità di deployment. La Cina sta investendo contemporaneamente in nucleare e rinnovabili, ma queste ultime vengono aggiunte al sistema elettrico su una scala e con una rapidità nettamente superiori.
Solo otto Paesi nucleari su 31 stanno costruendo nuovi reattori
Un altro numero aiuta a comprendere la situazione.
All’inizio del 2026 esistevano 31 Paesi dotati di centrali nucleari commerciali operative. Di questi, soltanto otto stavano costruendo nuovi reattori.
Gli altri tre Paesi inclusi nell’elenco mondiale dei cantieri — Bangladesh, Egitto e Türkiye — sono invece newcomer: stanno costruendo le loro prime centrali nucleari. In tutti e tre i casi i progetti sono realizzati dall’industria nucleare russa.
Questo significa che circa tre quarti dei Paesi che già dispongono di energia nucleare non hanno attualmente nuovi reattori in costruzione.
Anche in Paesi nei quali il dibattito politico sul rilancio nucleare è particolarmente intenso, la traduzione delle dichiarazioni in nuove centrali rimane quindi un processo lungo.
Annunciare un reattore non significa costruirlo
È forse la distinzione più importante che emerge dal rapporto.
La politica energetica nucleare attraversa diverse fasi:
decisione politica, definizione del quadro normativo, selezione della tecnologia, individuazione del sito, autorizzazioni, struttura finanziaria, contratto con il fornitore e infine apertura concreta del cantiere.
Solo a quel punto il progetto compare realmente nelle statistiche delle centrali in costruzione.
Il WNISR dedica infatti una sezione specifica ai Potential Nuclear Newcomer Countries, sottolineando come molti dei Paesi interessati all’ingresso nel nucleare si trovino ancora nelle fasi iniziali della pianificazione.
La distinzione è particolarmente rilevante anche nel dibattito italiano.
Un annuncio sull’intenzione di sviluppare nuovi reattori, una legge delega o un programma per gli SMR non equivale all’apertura di un cantiere. Tra queste fasi possono trascorrere molti anni e alcuni programmi possono essere ridimensionati, rinviati o abbandonati prima dell’avvio dei lavori.
Anche i tempi di costruzione restano una variabile decisiva
A metà 2025 i 63 reattori allora classificati come in costruzione avevano accumulato mediamente 5,3 anni dalla data di avvio dei lavori. Il dato, però, comprendeva anche numerosi cantieri ancora lontani dal completamento.
Secondo l’analisi del WNISR, fra 22 e 26 dei 63 progetti risultavano in ritardo, e almeno 14 avevano registrato ulteriori slittamenti rispetto alle precedenti previsioni.
È un elemento importante quando si confrontano le tecnologie non soltanto sulla base della quantità di energia producibile, ma anche della loro capacità di contribuire rapidamente all’espansione di un sistema elettrico.
Una centrale nucleare può operare per molte decine di anni e produrre grandi quantità di elettricità con continuità. Ma richiede investimenti iniziali molto elevati, infrastrutture complesse e tempi di realizzazione normalmente molto superiori rispetto agli impianti eolici, fotovoltaici o ai sistemi di accumulo.
Il confronto con le rinnovabili riguarda soprattutto la velocità
Il WNISR 2026 dedica ancora una volta un capitolo specifico al confronto fra nucleare e sviluppo delle energie rinnovabili, indicando in particolare la combinazione tra solare e sistemi di accumulo come uno dei principali fattori di trasformazione del mercato elettrico.
Il confronto non può ridursi semplicemente ai GW installati: un GW nucleare e un GW fotovoltaico hanno capacità produttive e profili di generazione completamente diversi.
La differenza più significativa riguarda però la velocità industriale di diffusione.
Un programma nucleare richiede normalmente pochi grandi impianti, iter autorizzativi complessi e cantieri pluriennali. Fotovoltaico, eolico e batterie possono invece essere realizzati attraverso migliaia o milioni di progetti indipendenti, con dimensioni e tempi di costruzione molto differenti.
È questa scalabilità che ha consentito alle rinnovabili di espandersi a un ritmo difficilmente confrontabile con quello delle nuove centrali nucleari.
Nessuna scomparsa del nucleare, ma una crescita molto concentrata
I dati del World Nuclear Industry Status Report non mostrano la scomparsa del nucleare.
La tecnologia continua a rappresentare una componente importante del sistema elettrico mondiale e diversi Paesi stanno investendo nella costruzione di nuovi impianti.
La fotografia industriale, però, è molto più complessa rispetto alla narrativa di una generalizzata “rinascita nucleare”.
Da una parte aumenta il numero complessivo dei reattori in costruzione, soprattutto grazie allo straordinario programma cinese. Dall’altra diminuisce il numero dei Paesi che stanno concretamente costruendo nuove centrali.
Il risultato è un settore sempre più concentrato.
Nel 2025 nove degli undici nuovi cantieri aperti nel mondo erano cinesi. All’inizio del 2026 più della metà dei reattori in costruzione si trovava in Cina. E nel periodo 2020-2025 quasi tutti i nuovi construction starts mondiali erano riconducibili alle industrie nucleari di Cina e Russia.
È probabilmente questo il dato più utile per interpretare l’attuale fase del nucleare mondiale.
La vera domanda non è quanti governi dichiarino di voler investire nell’atomo, ma quanti riescano realmente a trasformare quelle dichiarazioni in cantieri, centrali completate e nuova produzione elettrica.
Ed è proprio su questo terreno che, almeno per ora, la distanza fra la nuova attenzione politica verso il nucleare e la sua effettiva capacità di espansione industriale continua a essere significativa.
Fonte: World Nuclear Industry Status Report WNISR2026
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